La festa del patrono del paese, coincidente con la Domenica di Pentecoste e col lunedì seguente, è caratterizzata da una particolare atmosfera in cui i rituali del ‘Bue di S. Zopito’ e del ‘Ritorno dei Vetturali’, calamitano l’attenzione dei numerosissimi presenti.
La tradizione popolare racconta che le ossa di San Zopito (Zopytus) prelevate dalle catacombe romane, passarono per la prima volta a Loreto Aprutino nel 1711 dirette alla cattedrale di Penne.
Al suo passaggio tutti si inginocchiarono tranne un contadino della famiglia Parlione, in località “Le Pretore”. Mentre tutt’intorno s’intonavano canti e suoni, si udivano mortaretti e danze rituali, per il passaggio della sacra reliquia, il contadino continuò senza mostrare alcun interesse ad arare il suo campo con il bue. Ma questi, al passaggio dell’urna, piegò le ginocchia, a dispetto del suo padrone, in atto di venerazione. Il bue arrivò così alla sua destinazione la Cattedrale di Penne, ma a sera quando fu buio, il Santo miracolosamente si sollevò e cominciò a muoversi fino ad arrivare alla Chiesa di San Pietro in Loreto Aprutino, collocandosi nella navata sinistra. Alle discussioni e liti aspre tra le due comunità dovette soccombere Loreto e l’urna tornò per la seconda volta alla Cattedrale di Penne… finché ancora una volta il Santo scese miracolosamente e si avviò ancora una volta verso la Chiesa di San Pietro e lì rimase perché il suo gesto manifestò inequivocabilmente la volontà di Dio. Secondo un’altra versione il bue bianco fu il dono del padre di un ragazzo, sempre della famiglia Parlione, gravemente malato e guarito per intercessione di San Zopito.
Il bue che partecipa al rituale deve essere bianco e a riposo per quaranta giorni, durante i quali sarà ammaestrato ad inginocchiarsi quando la mano dell’uomo si poggia sul suo collo.
La domenica mattina il ‘Bue di San Zopito’ coperto di drappeggi colorati e cavalcato da una ragazza vestita di bianco (l’angelo) incede maestoso per le tortuose viuzze del paese e, al suono di una zampogna, la processione avanza per le vie del borgo. Il bue viene fatto inginocchiare per la prima volta davanti alla chiesa di Sant’Antonio, poi il quadretto variopinto prosegue per la chiesa di San Pietro, dove il bue viene fatto nuovamente inginocchiare per ricevere la benedizione dall’Abate della Chiesa Madre davanti al Sagrato. Rialzatosi accompagnato da uno scroscio di applausi da parte dei presenti, si avvia verso il Palazzo Valentini, per inginocchiarsi ancora una volta nel cortile della famiglia proprietaria della rinomata cantina, che gentilmente offre ‘Tarallucci e vino’ a tutti i presenti.
Sempre la mattina della Domenica è stata ripresa l’usanza di far sfilare un corteo di cavalli e muli con personaggi rappresentanti alcune delle antiche corporazioni rurali, tra i quali i frantoiani (trappitari) la cui insegna è la torcia, i contadini, i potatori. I vetturali o “vitturine”, proprietari delle vetture, animali da basto o da tiro che trasportano prodotti agricoli, aprono il corteo precedendo il loro rappresentante che porta la bandiera. Dopo aver percorso le vie più caratteristiche del centro storico si recano anch’essi a San Pietro per essere benedetti per poi fermarsi in Piazza Garibaldi.
Il lunedì seguente la Pentecoste, la tradizione prosegue con l’incontro tra il bue e il busto argenteo del Santo, pregevole opera d’arte del XVIII secolo, durante la processione in onore del martire. Si narra che per preservare il busto dalle scorrerie dei briganti, sia rimasto nascosto dentro un otre per l’olio.
